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Dizzy Gillespie, una campana che punta in alto

di Roberto Quadroni

 Innovatore ed inconfondibile strumentista dal fluente fraseggio e dall’incredibile estensione, Dizzy Gillespie rappresenta come pochi un punto chiave dei processi evolutivi che nel ‘900 hanno aperto nuovi orizzonti musicali, delineando rivoluzionarie prospettive armoniche, ritmiche ed improvvisative.

Uomo solare e coinvolgente, dal carattere gioviale e ben predisposto al rapporto con il pubblico, a differenza di molti musicisti dell’epoca mantiene sempre una vita regolata malgrado l’intensa e proficua attività, che lo vede trombettista, compositore ma anche cantante e pianista in formazioni dal duo (da ascoltare con Oscar Peterson, incisione Pablo del ’74) alle big band spesso da lui condotte.

Consiglio vivamente una passeggiata su youtube alla ricerca di video live, dove poter recepire l’energia incredibile delle performance proposte nelle variegate formazioni ed anche la simpatia e la  positività; oltre a svariati ed imperdibili live, troverete addirittura una scherzosa performance in qualità di ospite nello storico Muppets Show, non nuovo alle contaminazioni con la musica jazz (ndR: avete mai pensato a chi si ispira Zoot, l’occhialuto sassofonista dalla fluente chioma blu?) 

Va ricordato che Dizzy intraprende con il geniale e sregolato sassofonista Charlie Parker quel percorso rivoluzionario catalogato come Bebop, uno sconvolgimento culturale, creativo ed interpretativo, che condizionerà il modo di concepire e sviluppare ogni genere di musica dagli anni ’50 in poi. 

Riprendendo una citazione davisiana, “Bird (Parker) è stato lo spirito del bebop, ma Dizzy ne era la testa e le mani”.

Il miglior Dizzy lo incontriamo nel Bebop ed anche nell’Afrojazz (brani di riferimento: Manteca, TinTin Deo), comprese le coinvolgenti contaminazioni caraibiche che saranno suo bagaglio artistico fino alle ultime incisioni. Ancor oggi sentiamo quanto la scuola gillespiana ha influito nello stile trombettistico di stimati musicisti come ad esempio il brasiliano Claudio Roditi o il cubano Arturo Sandoval, compagni di palco in più di un ensemble.

 Come guida all’ascolto, vista la lunga vita di Gillespie (Sud Carolina 1917 – NY 1993) e di conseguenza le moltissime incisioni prodotte, suggerisco con fatica due album diversi tra loro ma che custodisco con soddisfazione sui miei scaffali.

Il primo è Dizzy’s Big4, inciso in studio nel ‘74  con tre pezzi da novanta quali Joe Pass (chit), Ray Brown (contrabb), Mickey Roker (batt) ed il secondo è invece un live, registrato già in età avanzata nell’89, che mi piace vedere come ultimo incredibile lascito di una brillante carriera, ovvero Dizzy Gillespie And The United Nation Orchestra. Racchiude tutta l’energia e la sapienza trasmessa ai validi componenti della BigBand, ognuno eccellente esecutore che molto deve ai passi da gigante del solare trombettista statunitense.

Certo non trascurate nell’ascolto gli album dei primi trent’anni di carriera e delle composizioni originali (cit. A night in Tunisia, Salt Peanuts, Groovin High, Woody ‘n you), ma ci vorrebbero altrettante pagine di MusicPress per ripercorrerli.