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Konitz vs Garrett – suoni dall’alto

di Roberto Quadroni

Due scuole, due generazioni, due riferimenti nel loro genere.

In questo numero di MP non si vuole mettere a confronto due interpreti sicuramente d’alto rango, ognuno a suo modo detentore di quella raffinata e profonda padronanza del sassofono contralto, ma proporre due differenti approcci alla musica improvvisata, diversi ma volendo non poi così distanti. 

 Lee Konitz, sassofonista e compositore di Chicago ormai avviato verso gli ottantotto anni, dalla lunga e spesso luminosa carriera, in origine avviata tra clarinetto e sax tenore. Lo vediamo impegnato nell’evoluzione del cool jazz più ricercato sulla scia del pianista e maestro Lennie Tristano ed in svariate collaborazioni con colleghi come Davis, Mulligan, Roach, Gil Evans, Mingus, Phil Woods (ndR: altro altista da non trascurare!), Mehldau, solo per citarne alcuni.

Caratteristica di Konitz, oltre al fraseggio ed al suono distintivo, è la propensione alla proposta di duetti.

Il suggerimento per l’ascolto è un’incisione del ’71, non la più blasonata, ma sicuramente un lavoro degno di nota,  Spirits. Nove tracce di cui quattro, decisamente affascinanti, in duo con il coetaneo pianista Sal Mosca; completano l’ensemble il granitico Ron Carter (b) e Mousey Alexander(d).

 

 Il secondo interprete è l’afroamericano Kenny Garrett. Cinquantatreenne, dotato altista e flautista dal suono moderno e dal fraseggio fluido, entra a far parte della Duke Ellington Orchestra diretta dal figlio del Duca verso la fine degli anni ’70. Da qui, si avvierà verso una lunga e premiante carriera, dove incide vari album a proprio nome, ottiene diverse nomination al Grammy e collabora con noti musicisti quali, Hancock, Tyner, Marcus Miller, Pat Metheny, Miles Davis nella sua fase più funk (diversi video anni ’80 visionabili online), e molti altri. 

Malgrado la non esigua e valida rosa di composizioni originali, indirizzo il suggerimento per l’ascolto verso un lavoro improntato esclusivamente su brani di John Coltrane, Pursuance. 

Una personale e riuscita proposta di valide takes, mai fini a se stesse e senza cadere nella pura mimica. Invidiabile anche l’apporto dei tre musicisti che con Garrett condividono le incisioni: Pat Metheny alla chitarra, Brian Blade al contrabbasso e  Rodney Whitaker alla batteria. Un buon punto di vista originale per musicisti ed appassionati, una buona prospettiva dell’universo coltraniano.