COLOSSALE SONNY

Punto di riferimento mondiale ed indiscusso pilastro per jazzisti ed appassionati.

Sonny Rollins, instancabile sassofonista newyorkese dall'inconfondibile suono e dall'incredibile carriera, densa di creatività, innovazione, collaborazioni..

Tra i tanti, vorrei segnalare per l'ascolto due lavori del geniale "Colosso del Sax", pietre miliari di quel jazz che ha saputo evolversi nei decenni, quel jazz figlio e nel contempo ispiratore della cultura del proprio tempo, rispettoso della tradizione ma anche proteso verso nuove evoluzioni e sperimentazioni.



Il primo è Saxophone Colossus, inciso nel 1956 in un periodo di crescente notorietà dell?autore, stimato dai colleghi più illustri con cui malgrado la giovane età aveva già avuto modo di collaborare, come M.Davis, C. Brown, B. Powell, T. Monk, J.J.Johnson. Il quartetto vede Rollins con Tommy Flanagan (piano), Doug Watkins (basso) e Max Roach (batteria). Citando due brani, metterei in evidenza l'etnica St. Thomas, allegro calypso ricco di interventi ritmici e dinamiche escursioni solistiche, ed una melodiosa ballad dal titolo You Don't Know What Love Is, interpretata con sorprendente malinconia e personalissima scelta dei fraseggi. Entrambi i brani sono ormai divenuti una tappa inevitabile lungo il percorso jazzistico di qualunque studente.

Il secondo è The Bridge, album del 1962 che già dal titolo lascia intravedere l'intenzione evolutiva di Rollins, in perfetto allineamento con il fermento musicale di quegli anni, l'avvento del freejazz, l'incontro con Ornette Coleman ed anche un personale desiderio di delineare nuovi orizzonti compositivi ed

interpretativi. Con lui il bassista Bob Cranshaw ed il batterista Ben Riley (ad eccezione di un brano);

decisamente interessante l'assenza del pianoforte sostituito egregiamente da Jim Hall alla chitarra. Per motivi di impaginazione, mi devo anche qui limitare a citare due brani, decisamente distanti tra di loro in gusto ed esecuzione. In apertura la serena Without a Song, in cui la proverbiale capacità di Rollins di muoversi sui temi ed i fraseggi caratteristici nel timing e nell' esecuzione danno l' ennesima conferma dell' incredibile levatura artistica del tenorsassofonista. Encomiabile anche il solo di Hall. Differente The Bridge, un susseguirsi di virtuosismi mai fini a se stessi e libertà improvvisativa talvolta quasi frenetica,

tra sassofono e chitarra, su un tappeto ritmico dal timing vario e serrato. Sicuramente meno fruibile all' ascolto, ma proprio a causa della sua ricercata matrice fuori dagli schemi convenzionali.

Altri suggerimenti nella vastissima discografia: Tenor Madness ('56), The Solo Album (sax solo '85), Misterioso (Monk '59), Alternatives ('62), Sonny Rollins on Impulse o un rilassato Here's to the People

('91).

(Roberto Quadroni 2012)


#sonnyrollins

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